Carta de Giovanni Orfila a Pasqual Calbó
Amico Stimatissimo, L’amicizia non patisce mai prescrizzione ne per l’assenza dell’amico ne per anche col fatal dito della morte naturale come agreggiamente ci amonisce quel valent’uomo di Cicerone. Verum enim, ait, amicum qui intuetur tamquam exemplar aliquod intuetur sui. Quo circa et absentos ad sunt, et egentes abundant et imbecilles valent; et quod difficilius dictu est mortui vivunt [i] . Intendiamoci però e non facciamo torto a questo grand’uomo. Egli parla di quella stretta amicizia, o, sia di quella vera e sincera amicizia, non però di quella chi serve ad ogni pasto, o, ut vulgo dicunt Romanesca. Io sono Christiano, di bona legge, ed anche di bon core e per consequente niente più facile che nel scordarmi affatto di tutto il passato, non ostante, però chi vi vol bene vi ricorda d’amendare, o, almeno moderare quel comun diffetto che voi benignamente vi attribuite e fate Capitale sopra d’un vostro bon e sincero amico Orfila. Pasqual Calbó , Reterat del reverent D...